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ICON WOMEN – Tamara de Lempicka

Fashion History / October 29, 2013

Continuiamo a celebrare la femminilità questa settimana e torniamo a parlare di artiste. L’icon woman di oggi è la pittrice polacca Tamara De Lempicka: cosmopolita, irriverente, artisticamente figlia dei fermenti culturali e delle avanguardie pittoriche dei primi decenni del Novecento (dal cubo-futurismo russo e poi francese, al ritorno all’ordine italiano, al “realismo magico” tedesco, fino all’Art Déco, che negli anni Venti e Trenta, quelli in cui la sua carriera aveva raggiunto l’apice, l’ha portata al successo internazionalmente riconosciuto. Tutte queste correnti artistiche hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione del suo stile, rielaborato in maniera personale, con influenze persino dalla pittura di Ingres e dall’arte Rinascimentale italiana e tedesca e persino del Manierismo, di cui ha fatto conoscenza diretta durante i suoi lunghi soggiorni in Italia e in viaggio per l’Europa.

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«Avevo un principio: non copiare mai. Crea uno stile nuovo, colori

chiari, luminosi; scopri l’eleganza nascosta nei tuoi modelli.»

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«La pittura di Tamara de Lempicka», ha scritto il critico di “Comoedia”, recensendo la sua personale del 1930, «ha un carattere molto particolare. È, se vogliamo, un Greuze 1930. Una pittura molto spinta, in cui il minimo dettaglio è curato, in cui tutto è accarezzato amorevolmente da un pennello meticoloso e allo stesso tempo una concezione piuttosto ardita della deformazione decorativa, il gusto delle linee pure delle forme semplici, un disegno preciso, netto, su una pittura liscia, un modellato estremamente abile. Pittura che ricorda sempre un po’ quella delle “vite classiche” che si possono vedere al Salon, ma infinitamente più ricca di seduzione e di originalità. La sua arte non è fredda, malgrado la precisione; appare invece di una sensibilità molto viva. Non è una pittura “realista”, diremmo piuttosto che si tratta di una pittura “surrealista”, se questa parola non fosse già stata impiegata in un senso diverso. Le figure e i ritratti di Madame de Lempicka sono vivi fino a divenire allucinanti, tanto perfetto è il trompe-l’oeil. I suoi personaggi escono dai quadri. Le sue figure a grandezza naturale sono più che dei ritratti, sono l’immagine stessa del modello riflessa in uno specchio. Un riflesso, però, sottomesso alla volontà del pittore».

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“..per ispirarmi..mi piaceva uscire di sera…e incontrare un uomo di bell’aspetto che mi dicesse quanto ero bello o che grande artista io fossi – e che mi sfiorasse la mano… Oh quanto mi piaceva! – mi serviva questo. E l’ho fatto così tante volte…”

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Ma non è solo dell’artista che vogliamo parlare, ma dell’icona, della donna che è stata la Lempicka, che ha costruito ad arte la sua immagine di donna sofisticata, elegante, trasgressiva (faceva regolare uso di cocaina e frequentava locali notturni e lesbici e si allineò perfettemante alla moda del travestitismo, in voga durante i primi anni Venti, e progetto con Marinetti di andare ad incendiare il Louvre),  scandalosa (nonostante due matrimoni, ebbe anche amanti donne e mai ne fece mistero, era solita anche frequentava bordelli), ambiziosa, emancipata e indipendente.  Affascinò e sedusse persino Gabriele D’Annunzio, dal quale fu ospite e che la desiderò invano.

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“ Ho dipinto Re e prostitute, … non dipingo le persone perché sono famose. I dipingo colore che mi ispirano e fanno vibrare.”

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Con le sue opere ha raccontato i folli anni Venti in Europa, a Parigi, in Italia, in Russia dove viveva  ogni stimolo che le giungesse, in linea con la filosofia della vita come opera d’arte, ed esponeva nelle principali gallerie e saloni d’arte.

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“ Sono stata la prima donna ad aver dipinto ritratti comprensibili ed è stato questo il successo del mio lavoro di pittrice.  E le gallerie hanno iniziato ad espormi nelle migliori sale, sempre al centro, perché le mie opere attraevano il pubblico. Erano chiare, compiute.”

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E poi approdata negli Stati Uniti proprio quando la borsa di Wall Street crollava, segnando la fine di un’epoca.

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Tornando alla sua immagine, amava spesso dipingere autoritratti. Ricordiamo, ad esempio, quello del 1928 che la raffigura alla guida di auto sportiva con sciarpa e guanti. Il dipinto è stato ispirato dalla foto  di Kertèsz apparsa in copertina su “Vu”, che raffigurava proprio una figura femminile al volante di un’auto sportiva. Nei crediti della foto era specificato che l’outfit, compresi il cap in pelle, e i guanti, erano di Hermès. E così, con gli stessi accessori si è ritratta la Lempicka, attenta a curare ogni dettaglio che la riguardasse, anche nel modo di posare, come una modella professionista. L’esperienza a Hollywood ha poi consolidato questo naturale atteggiamento e le pose assunte.

Il suo rapporto con la moda proseguì nella collaborazione con una rivista tedesca di moda per la quale creava dipinti che sarebbero apparsi sulle copertine; “Die Dame” è la prima rivista tedesca ad occuparsi di moda déco già in voga in Francia ed in America.

Le donne ritratte, sempre impeccabilmente vestite lasciavano trasparire un connubio di straordinaria modernità eleganza, seduzione, voluttà, erotismo, ma anche di inaspettata castità , talvolta.  Sono donne che raccontano un’epoca eppure le sentiamo ancora attuali e vive ai giorni nostri.

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LEZIONE DI STILE

Negli ultimi anni, lo abbiamo visto, lo stile Déco è stato ripreso nel cinema, come nella moda, dalle principali griffes internazionali. Ma non quotidiano, perché non rivivere il fascino iconico della Lempicka, rendendolo attuale, ispirandoci alle acconciature con onde pettinate all’indietro, sempre di grande tendenza, e  alle sue labbra sempre enfatizzate da rossetti rosso fuoco e agli occhioni dove è stato passato solo del mascara, per bilanciare il make up il cui focus è la bocca (di cui ci parlerà la Leti nel post di domani!)?

Bacini

I MURR

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